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03mag 2019

Workshop di fotografia con Simona Ghizzoni

Through the looking glass

Ritratto e autoritratto nel racconto sociale

L’alleato più prezioso che ho quando fotografo è il tempo.
Di tutti i lavori che ho fatto in questi anni, quelli che hanno non solo caratterizzato il mio percorso lavorativo, ma che mi hanno cambiato come fotografa e come persona sono i progetti a lungo termine.
A partire da Odd Days, il mio primo progetto sui disturbi del comportamento alimentare, fino ad Uncut, sulle mutilazioni genitali femminili, l’essenziale nei miei lavori è sempre stata la relazione che ho instaurato con le persone che ho incontrato. 
Sono una fotografa lenta, e in questa lentezza, nella costruzione di rapporti coi soggetti, trovo la mia espressione più autentica. Cerco di fotografare gli altri come fotografo me stessa, con la stessa cura.
Fotografare le persone, familiari o sconosciute che siano, implica il desiderio di ascoltare, una propensione al dialogo e al contatto emotivo che permetta di abbattere le reciproche differenze e diffidenze. Solo così si può provare, forse, a rivelare attraverso il ritratto tanto l'intima essenza del singolo quanto l'universalità della condizione umana. 
Durante i due giorni di workshop vorrei condividere con gli studenti le mie esperienze e il mio percorso lavorativo. Gli studenti saranno incoraggiati a riflettere sul proprio approccio al lavoro fotografico, e in particolare al ritratto, attraverso un'approfondita discussione collettiva e diversi momenti in cui lavoreremo all’editing e alla sequenza delle fotografie.
Esploreremo come sviluppare e perfezionare lo stile e la visione personale. Ci concentreremo sulla pianificazione di progetti a lungo termine: come concepirli, ricercarli e finanziarli.
Il workshop è indirizzato principalmente a fotografi che si avvicinano alla professione e studenti che abbiano già iniziato un progetto, sia di reportage che di ricerca personale.
Simona Ghizzoni (1977) è una fotografa e regista che lavora su progetti indipendenti a lungo termine.
Il fil rouge che attraversa il suo lavoro fin dall'inizio è una riflessione sulla condizione della donna. "Le donne sono sempre state il territorio in cui si sono combattute le più svariate guerre di potere", afferma.
La maggior parte del suo lavoro deriva da questioni personali, che elabora e interpreta attraverso la fotografia e il video.
Conosciuta soprattutto per il suo lavoro autobiografico sui disturbi alimentari, dal titolo Odd Days, e per la serie di autoritratti Rayuela (Quaderni di un Mammifero) sul rapporto tortuoso e ambivalente tra uomo e natura, Ghizzoni sfuma i confini tra ricerca documentaria e personale. Mentre le sue immagini sono spesso di ispirazione sociale, Ghizzoni tende ad impiegare una narrazione personale, a volte anche fantastica, che nasce dall'intimo rapporto che crea con l'altro.
Attualmente sta lavorando a Inedito, una nuova serie di autoritratti, e a una ricerca a lungo termine, intima e complessa, sui fenomeni delle mutilazioni genitali femminili, chiamata Uncut.
Il suo lavoro ha ricevuto diversi premi, come World Press Photo, Poyi, il progetto Aftermath, Burn Magazine Emerging Photographer Grant, BBC Arabic Film and Documentary Festival, Margaret Mead Film Festival, Leica Oskar Barnack Award, Sony World Photography Award, tra gli altri.
È stato ampiamente presentato in mostre personali e collettive in varie località tra cui il Centro Nobel per la Pace di Oslo, Paris Photo, PhotoEspana, Auditorium di Roma, Athens Photo Festival.

Ghizzoni è Canon Ambassador e co-fondatrice di MAPS Images.

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